Promuovere lo sviluppo e renderlo sostenibile

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Messaggio Da NiMo il Mar Giu 23, 2009 10:03 pm

"Promuovere lo sviluppo e renderlo sostenibile"

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La svolta annunciata dal neo presidente Barack Obama nella politica energetica e ambientale degli Stati Uniti, è l'occasione per riesaminare il problema centrale della sostenibilità.
Il discorso sulla sostenibilità ambientale deve partire da quella che gli storici chiamano “la crescita economica moderna”. La società in cui viviamo ha raggiunto un livello di benessere che non trova paragone in nessun'altra epoca storica e in nessun'altra civiltà. Una crescita economica accompagnata da un'analoga crescita sociale e civile: la società è divenuta anche molto più giusta, libera, egualitaria, istruita ecc. (vedi la prima parte dell'articolo: Un piano per lo sviluppo dell'Africa).
Questo elevato livello di benessere, che coincide con la soddisfazione dei bisogni primari, negli ultimi decenni si è diffuso alla maggior parte della popolazione mondiale. Molti ambientalisti però sostengono che questo modello di sviluppo non è sostenibile, e la crisi attuale sembra dar loro ragione: la capacità dei pozzi di petrolio ha ormai raggiunto i sui limiti, con la conseguenza di un forte aumento del prezzo al barile, che a sua volta ha innescato la grave crisi mondiale che stiamo attraversando. Tra le altre conseguenze anche un forte aumento del costo dei cereali, usati in alcuni paesi per produrre biocarburanti.
Secondo gli ambientalisti questa è la dimostrazione che dobbiamo ridurre drasticamente i nostri consumi, perchè di petrolio non ce n'è abbastanza, perchè abbiamo già superato la capacità di rigenerazione degli ecosistemi naturali, e anche perchè con le nostre emissioni di anidride carbonica stiamo provocando un catastrofico surriscaldamento del pianeta. In base al criterio dell'impronta ecologica, i paesi ricchi, che sono i maggiori responsabili, dovrebbero diminuire i loro consumi fino al livello dei paesi più poveri, che diventano così il modello da imitare, e rinunciare di conseguenza alla soddisfazione di fondamentali bisogni primari.
Eppure il concetto di impronta ecologica, nonostante la sua pretesa di scientificità, non è in grado di misurare il reale impatto ambientale, perchè non tiene conto di elementi importanti quali la produttività, e in particolare la produttività agricola, il fattore demografico e la terziarizzazione delle economie sviluppate (vedi l'articolo: Ambiente e sviluppo non sono incompatibili).
Una più attenta analisi dimostra in realtà che già adesso i paesi sviluppati sono sotto molti aspetti più sostenibili di quelli poveri, e che a differenza di questi ultimi hanno anche la capacità di affrontare i principali problemi ancora aperti a partire da quello strategico dell'energia. Del resto le grosse differenze nei consumi pro capite tra paesi diversi, sono la dimostrazione che qualcosa si potrebbe fare. Per esempio l'Italia è un paese che, pur avendo un reddito monetario più basso, ha un livello di benessere reale non inferiore a quello degli S.U. Ma l'energia consumata da un americano medio è circa due volte e mezza quella di un italiano. E se i consumi degli americani fossero quelli degli italiani, la crisi che stiamo vivendo sarebbe ancora di là da venire. Per di più un paese come l'Italia potrebbe abbassare ancora i sui consumi fino a un terzo o un quarto dei livelli attuali, e questo non con costi aggiuntivi, ma con grandi benefici per l'economia. E questa è la dimostrazione che non c'è incompatibilità tra sviluppo e ambiente: anzi lo sviluppo richiede, e comporta quindi come conseguenza, un uso sempre più efficiente delle risorse naturali, non il contrario.
In questo momento la nuova presidenza degli S.U. appare intenzionata ad affrontare i problemi dell'ambiente e dell'energia, e questa è una buona notizia, perchè fare le guerre per controllare i pozzi del Medio Oriente, e poi continuare a fabbricare auto sempre più grosse, è una politica folle (vedi l'articolo: Alternative alla guerra).
La cattiva notizia è che le soluzioni che si prospettano, in base a quello che se ne può dire adesso, appaiono ideologiche e inefficaci. Infatti sono stati nominati in incarichi di responsabilità o come consiglieri alcuni ambientalisti che propugnano misure ideologiche e utopistiche per limitare le emissioni di CO2 e il riscaldamento globale.
Ma:
• I dati scientifici migliori e più affidabili di cui disponiamo non permettono di affermare che sia in corso un preoccupante surriscaldamento del pianeta;
• A maggior ragione non si può incolpare di questo l'anidride carbonica, che non è un gas inquinante ma la base della vita, mentre il carbonio è l'elemento fondamentale della chimica organica, che non a caso è detta anche chimica del carbonio;
• Negli ultimi decenni è invece sensibilmente aumentata la temperatura in alcune regioni dell'emisfero settentrionale (per esempio in Europa – Mediterraneo). Questi consistenti aumenti potrebbero costituire un problema, e c'è la possibilità che siano dovuti a cause antropiche;
• La causa o la causa principale, però, forse non è l'anidride carbonica.
Potrebbero essere le polveri e gli aerosol emessi da paesi come la Cina e l'India nel loro processo di industrializzazione. Fino a poco tempo fa si pensava che questi inquinanti, che appaiono dal satellite come grosse e persistenti nubi di smog, avessero sul clima un effetto raffreddante. Studi recenti sembrano invece indicare che abbiano un effetto riscaldante, e quindi potrebbe essere proprio questa la causa degli aumenti di temperatura registrati in diverse regioni dell'emisfero settentrionale nell'ultima parte del secolo scorso (vedi l'articolo sull'effetto serra).
La nuova amministrazione americana ha messo al primo posto la riduzione delle emissioni di anidride carbonica, e punta molto sulle rinnovabili (che in base al programma annunciato dovrebbero raddoppiare), e in particolare sull'energia eolica. Ma non può essere questa la strada, o la sola strada, per affrontare i problemi dell'ambiente e dell'energia. Infatti le rinnovabili costituiscono una minuscola frazione dell'energia elettrica, e anche un loro raddoppio non cambierebbe molto la situazione. L'energia del vento inoltre è incostante e di fatto quasi del tutto inutilizzabile. In alternativa si potrebbe sfruttare l'energia del Sole con gli impianti a specchi parabolici lineari, che risolvono il fondamentale problema della continuità della produzione (vedi in proposito l'articolo sull'energia solare).
Ma anche così si potrebbe arrivare al massimo a soddisfare il fabbisogno elettrico degli Stati del Sud. E l'energia elettrica pesa sui consumi complessivi solo per il 13%. Inoltre il settore dell'energia elettrica è anche quello che avrebbe meno bisogno di interventi perchè non dipende più dal petrolio. E il restante 87%? In teoria si potrebbe produrre molta più energia elettrica da fonti rinnovabili (come sostengono alcuni dei consiglieri di fresca nomina), in modo da coprire tutto il fabbisogno, e anche per alimentare delle auto ibride. Ma al momento questa sembra una strada impraticabile. Così come non avrebbe molto senso alimentare con i biocarburanti dei SUV che fanno 5 km con un litro. Una strada di gran lunga migliore è “rendere più efficienti tutti i sistemi che consumano energia”.
Per l'autotrazione la proposta è quella di automobili di nuovo tipo (sviluppate anche dal Rocky Mountain Institute con il nome di hyperauto), molto più leggere, ibride e a trazione interamente elettrica (vedi la proposta di Ecofantascienza sulle auto a bassissimo consumo). Queste auto consumerebbero cinque volte di meno, e potrebbero essere dotate nel giro di pochi anni di batterie in grado di assicurare un'autonomia in regime elettrico di 40 / 50 km, energia che potrebbe provenire dalle grosse centrali che hanno un rendimento molto più alto dei motori a scoppio. Lo stesso RMI ha sviluppato soluzioni anche per l'isolamento termico degli edifici che, se applicate su vasta scala, farebbero risparmiare altre grandi quantità di energia (vedi la proposta di Ecofantascienza di un piano per la coibentazione degli edifici).
Queste proposte valgono per l'America, ma anche per l'Italia e l'Europa. Se venissero adottate, sarebbero subito copiate nel resto del mondo, con il risultato che ci sarebbe di nuovo energia per tutti, mentre l'attuale crisi economica si trasformerebbe in una crescita di lungo periodo. Nello stesso tempo diminuirebbero sia le emissioni di anidride carbonica che le polveri e i gas inquinanti (e in misura ben maggiore di quanto previsto dal protocollo di Kyoto), ambedue sospettati di causare squilibri climatici. In sostanza risolvere i problemi dell'energia significherebbe promuovere lo sviluppo e renderlo sostenibile.
Durante la Seconda guerra mondiale, per vincere la battaglia dell'Atlantico, l'America ha inventato in soli tre anni il radar e le portaerei, e ha messo in piedi una enorme industria cantieristica e per la produzione di beni di ogni tipo. Per vincere le sfide di oggi non dobbiamo arrivare a tanto: dobbiamo solo organizzare in maniera diversa la produzione delle auto, e lanciare un grande piano per combattere gli sprechi di energia dovunque si annidino. I risultati saranno degni di una presidenza che voglia di nuovo far sognare l'America e il Mondo.

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